
domenica 22 maggio 2011
domenica 24 aprile 2011
Bici Nòva - Zio Vecchio.



E' una Cannondale CAAD 8, cambio Shimano Tiagra con ricca tripla, e ci ho già fatto... 0 chilometri. Sabato c'era pioggia, domenica era Pasqua e lunedi troveremo qualche altra scusa.
- Bici americana
- Cambio giapponese
- Moto giapponese
- Auto tedesca
- Donna a pagamento

martedì 12 aprile 2011
Un racconto di Beppe: La Serpentina.

Che pena veder fuggir gli anni senza poterli fermare, per lo meno rallentarli! Scorrono veloci e talvolta sembri un birillo pronto ad essere colpito dalla palla lanciata da un giocatore al Bowling. Ne avverti il suo sibilo, senti l’aria smossa intorno alla tua testa, poi il sibilo si spegne, respiri con calma, sei salvo, non ti ha neanche sfiorato. Vorresti pensare ad altro, non all’invecchiamento, ma è impossibile, questo pensiero dopo una certa età te lo porti incollato insieme a qualche dolore fisico che ti fa pensare alla palla lanciata che corre sulla guida per far precipitare i birilli. Così pensi che un giorno o l'altro colpisca anche te con tutti i tuoi anni (birilli)... Ma questo non è un mio pensiero fisso in negativo, ne ho anche di positivi che sempre mi accompagnano in questa vita. Attualmente l’ottimismo è un po' cambiato se l’è portato via la gioventù; noto, ad esempio, che le cose, anche le più semplici, sono cambiate, come il raderti davanti allo specchio fischiettando, ora non lo fai più. Le tue labbra non emettono più alcun suono, l’immagine è diversa e alla svelta cerchi di farla sparire al più presto, sembra non appartenerti, troppe rughe segnano il tuo volto e gli anni, come gli anelli dei tronchi degli alberi recisi, si vedono tutti. Allora cerco di recuperarmi: come? Tenendomi impegnato in vari modi: leggo, scrivo, cerco di non isolarmi. La mia passione più grande è quella di andare in bicicletta. Qualche anno fa facevo parte di un gruppo di ciclisti della domenica. Ci riunivamo sempre nello stesso posto, decidevamo il percorso e, un po' in fila indiana e in qualche tratto affiancati, ci scambiavamo qualche chiacchiera fino ad arrivare al posto prestabilito. Cercavamo un bar per un cappuccino e una pasta e poi via felici di nuovo verso casa. Ora non è più così, dopo vent'anni pedalati insieme, per ovvi motivi il gruppo si è sciolto. Così pedalo da solo. Mi sono scelto un percorso pianeggiante di trenta chilometri, sempre il solito, che faccio ogni domenica in tranquillità, perché poco trafficato. Ho denominato il percorso la serpentina in quanto si snoda serpeggiando fra i vari paesi di campagna. Da qualche domenica mi sono accorto che dopo una secca curva mi appare una casa bassa, tinta in giallo. C'è sempre un giovane uomo che con cura pulisce o le persiane o i vetri, oppure lava il piccolo marciapiede prospiciente l'ingresso. Ogni volta che passo lo trovo sempre indaffarato. Ci scambiamo qualche sguardo, accompagnato da un sorriso, ma niente più. Una domenica, in pieno agosto, sotto un caldo soffocante, fui preso da una sete che mi aveva seccato la gola. Mi fermai, mentre lui stava spolverando le persiane, gli chiesi un bicchiere d'acqua. L'uomo interruppe il suo lavoro e ben lieto mi fece entrare nella sua casa che aveva un buon profumo di pulito. Mi fece sedere vicino al tavolo e dopo pochi istanti arrivò con una fresca bottiglia di acqua e un bicchiere che sveltamente riempì. Ringraziai e lo tracannai tutto d'un fiato. Meccanicamente me ne riempii un altro che bevvi a piccoli sorsi. Mi sentii rinato. Mentre timidamente cercavamo di conoscerci meglio, al di là della porta della cucina mi giunse un mormorio, una specie di lamento che non riuscii a ben specificare. Notai che l'uomo si era accorto che avevo percepito un qualcosa di strano, così forse per distrarmi parlò della mia Firenze, dove tutti i giorni si recava per lavoro e, con il traffico che c'era se fosse potuto andare in bicicletta, mi diceva, sarebbe stato ben felice. Dopo un po' capii che l'uomo aveva bisogno di finire il suo domenicale impegno per le pulizie. Con una stretta di mano mi congedai ringraziandolo per avermi tolto quella gran sete che avevo. Appena inforcata la bicicletta mi voltai e gli dissi: “Alla prossima domenica!” Feci gli ultimi sei chilometri che mi separavano dalla mia casa pensando a quella dell'uomo, cosi linda e precisa ma che al suo interno doveva nascondere qualcosa di misterioso. La settimana passò presto finché giunse la domenica, quella che avevo promesso all'uomo di rivederlo. Inforcai la bicicletta e mi diressi verso la sua casa nella speranza di carpire il segreto di quei lamenti. Pedalai veloce, giunto all'ultima curva vedi la casa dell'uomo, ma lui che spazzava, puliva le persiane e si dava fare come le altre domeniche, non c'era. Scendo dalla bicicletta, l'appoggio al muro e suono il campanello. Nessuno risponde. Sto per andarmene, quando la porta d'un tratto si apre. Esce l'uomo che quasi non riconosco. Il suo aspetto era sciatto, vestiva una sporca tuta blu, la sua barba incolta non rasata da qualche giorno dava l'impressione di essere un altro. “Buongiorno”, dissi. Lui contraccambiò il saluto senza entusiasmo, mi sentivo a disagio a intavolare un qualsiasi tipo di discorso. Comunque mi feci coraggio e gli chiesi come stava. “Tutto bene, spero; ho l'impressione che rispetto all'altra domenica ci sia qualcosa che la turba, mi sbaglio?” “ No, non si sbaglia “, mi rispose. “Ho problemi in famiglia”. “ Perché, sta male qualcuno?”, chiesi. “Sì, ho mia madre che è molto ammalata, quasi non si può muovere dai forti dolori che ha in ogni parte del corpo che mai l'abbandonano e, per giunta non riesce più a profferire alcuna parola se non balbettando. Di giorno ho una badante che se ne prende cura, poi, alla sera, quando torno dal lavoro, sono io che le faccio compagnia tutta la notte. Però mi sento stanco, la sento sempre lamentarsi e non riesco a dormire. Gli antidolorifici sono diventati un palliativo, ormai si è assuefatta e nessuna medicina può lenire i suoi dolori. Mi creda mi sento demoralizzato, non riesco più a tirare avanti”. Cercai di confortarlo ma non trovavo le parole adatte, gli dissi di non disperare, perché la medicina ogni giorno fa nuovi progressi pertanto qualche farmaco nuovo lo troveranno anche per sua madre. L'uomo con un mezzo sorriso mi ringraziò ma, come colto da un'indicibile stanchezza, si sdraiò sul divano, si pose una mano sugli occhi come volesse isolarsi dal mondo e non profferì più nessuna parola. Mi sentivo a disagio; la sua tristezza l'aveva trasferita anche in me. Passarono attimi di assoluto silenzio. Poi l'uomo, come risvegliatosi da un profondo sonno, riprese a parlare. Si scusò per lo sfogo fattomi ma gli risposi che a volte fa bene confidarsi anche con un estraneo ed io, anche se ci eravamo conosciuti da poco tempo, lo comprendevo e se potevo essergli utile sarei stato completamente a sua disposizione. Oltre la porta della cucina, d'un tratto, provenne il lamento della madre. L'uomo non si mosse, era abituato a sentire i suoi lamenti e forse interveniva quando questi si facevano più intensi. Andò verso il frigorifero prese una bottiglia, questa volta di aranciata e me ne riempì un bicchiere. Lo ringraziai e superati gli attimi dove entrambi ci sentivamo impacciati nel parlarci, cominciammo a fraternizzare. Mi domandò notizie di me e della mia famiglia, ma subito dopo il discorso cadde sulla salute della madre. Nel parlare intuii che qualcos'altro tormentava l'uomo. Gli chiesi se fosse sposato o avesse una compagna o se, per scelta, viveva da solo. A questa mia richiesta si ammutolì. Per darsi un contegno cominciò a gingillarsi mettendo in ordine la cucina, che aveva trascurato, come le pulizie esterne che ogni domenica faceva alla casa, ma si vedeva che si sentiva a disagio. Si versò un bicchiere di aranciata domandandomi se ne volevo un altro. “No” gli risposi “stamani fa meno caldo, sto bene così, grazie” Appena ebbe trangugiato l'aranciata e posato il bicchiere sulla tavola, l'uomo improvvisamente cambiò espressione. I suoi occhi frugavano inquieti dappertutto, come volessero controllare l'ordine della stanza finché, incrociando il mio sguardo si fermarono per fissarmi intensamente. Io ero tutt'orecchi, intuivo che l'uomo stava per rivelarmi un'altra sofferenza che andava oltre la preoccupazione per la madre. “ Vede”, mi disse, “di preoccupazioni ne ho anche altre. Lei mi ha domandato se sono fidanzato, sposato, o single. Sono single ma non per scelta, è la vita che mi ha costretto ad esserlo. Sono stato fidanzato per cinque anni con una ragazza che, a dire bella è poco: la chiamavo bellissima. L'unico sbaglio che ho fatto è stato quello di averla amata troppo. Quando si ama troppo si diventa fragili e se la donna che ami se ne accorge (naturalmente non tutte) ne diventi succube e accetti qualsiasi umiliazione Mi accorsi che mi tradiva e pur sapendolo non sapevo staccarmi da lei. Un giorno però passò il segno, mi disse che era disposta ad assistere mia madre quando io non c'ero. La ringraziai e accettai. Dopo qualche tempo mia madre mi fece capire che doveva confidarmi qualcosa. Purtroppo data la malattia non poteva parlare ma a furia di gesticolare e balbettare mi fece capire che quando io ero al lavoro la ragazza si faceva accompagnare quasi tutti i giorni da qualcuno. Un giorno feci finta di andare al lavoro e a metà mattinata tornai casa e trovai la mia bellissima abbracciata con un uomo. Da quel momento la mia fragilità diventò forte come un macigno. In me scattò la voglia di vendicarmi. Un'onta simile non potevo sopportarla, aveva approfittato delle condizioni di mia madre per tradirmi sfacciatamente. La coppia fulminata dalla mia apparizione rimase immobile. Io dissi: “Continuate pure!” E per non mettere in agitazione mia madre velocemente me ne andai. L'odio si era impossessato di me. Bellissima non la cercai più, perché se l'avessi incontrata non so cosa sarebbe potuto succedere. Purtroppo il caso me la fece incontrare nuovamente. Era un tardo pomeriggio d'inverno: era già buio, qualche raro lampione spandeva una fioca luce che, a malapena, illuminava la periferica strada del borgo. La vidi. Istintivamente il sangue mi ribollì, avrei voluto aggredirla e darle una sonora lezione per l'oltraggio che mi aveva procurato, ma non ce la feci. Mi limitai a seguirla con il cuore che mi tumultuava al massimo. Bellissima si era accorta che la seguivo e accelerò il passo per distanziarmi. Io continuavo a seguirla come un'ombra. Improvvisamente attraversò diagonalmente la strada, ma una macchina che sopraggiungeva non fece in tempo ad evitarla e nonostante la brusca frenata del guidatore fu investita in pieno. Vidi il suo corpo proiettarsi per aria e ricadere con un tonfo sordo sul selciato. La macchina si fermò, cercai di soccorrere bellissima, ma non c'era più niente da fare. Era già morta, immersa in una enorme pozza di sangue. L'investitore pregò che se qualcuno avesse visto l'incidente fosse stato disposto a testimoniare in suo favore. Lui affermava che, (aveva ragione fino a un certo punto, perché andava abbastanza veloce) non aveva nessuna colpa, la donna aveva attraversato la strada senza guardare. Tre erano le persone che avevano assistito all'incidente. L'uomo cercò chi delle tre potesse testimoniare, ma subito si rivolse a me domandandomi se ero disposto a fargli da testimone. Accettai. Ecco, questa è la mia triste storia che solo a lei ho voluto confidare. Pur non avendone colpa, un po' mi sento ugualmente colpevole. In fondo sono io che, senza volere, l'ho spinta sotto la macchina. Dunque, ipoteticamente sono io l'assassino e non l'investitore che, pur avendogli fatto da testimone, ha subito due processi per poter essere ritenuto innocente. Purtroppo questo mio senso di colpa non riesco a togliermelo di dosso ed, unitamente alla malattia di mia madre, vivo la mia esistenza talvolta in modo esasperato senza essere capace di reagire. Infatti, stamattina, come avrà certamente notato, mi ha visto diverso dalle altre domeniche. Da alcuni giorni trascuro tutto, mi sono dato persino malato, tanto stando sempre in casa eventuali controlli medici mi troverebbero sempre presente. Per fortuna questi stati d'animo mi capitano di rado. Quando alla domenica m'impegno, quasi in modo maniacale, alle pulizie della mia casa la mia tensione si scarica e mi sento rilassato. Come ad esempio ora, che dopo tanto tempo sono riuscito a sfogarmi con qualcuno. Rimasi scioccato per la rivelazione dell'uomo, ma al tempo stesso felice di essergli stato utile ascoltando il suo sfogo. La sua confessione aveva suscitato in me la piena comprensione, assolvendolo da quella colpa che per pura fatalità l'aveva coinvolto. Rasserenato per essere stato da me compreso ci siamo salutati dandoci appuntamento per la prossima domenica. Inforcata la bicicletta mi accorsi che la pedalata era più sciolta e il mio animo sereno per avere aiutato quell'uomo ad essere meno disperato.
Beppe
martedì 29 marzo 2011
Sonetto al nucleare italiaco
mercoledì 23 marzo 2011
sabato 25 dicembre 2010
sabato 20 novembre 2010
presentazione felini
sabato 2 ottobre 2010
mercoledì 15 settembre 2010
venerdì 25 giugno 2010
Firenze - Marina di Pisa (merda) - 23-05-2010
Queste poche righe mi erano rimaste nella penna, dimenticate. Poi è passato del tempo, sono successe tante cose ma... il còmpiuter non dimentica. Vi ri-propongo una breve cronaca dell'ultima impresa, corredata da poche foto scattate alla partenza. Poi ci siamo dimenticati di scattarne altre tranne quella bestia di Alberto che ha documentato proprio tutto; ir problema è che usa ancora la macchina fotografica anal-ogica perché deve finì i'rotolino e quindi le sue foto sono merda nell'era di internè.
Firenze - Marina di Pisa (merda), una bella sgroppata di 140 chilometri in bici col fior fiore dei Cicloamorosi. Firenze-Pistoia-Lucca-Pisa (merda)-Marina di Pisa (merda)-Livorno-treno.
7 uomini in fuga, scatenati ed esaltati dalla visione quotidiana delle tappe del Giro d'Italia, con poco allenamento nelle gambe ma con una gran voglia di giocare. Firenze Pistoia sul filo dei 40 all'ora, treni con altri ciclisti, ventagli e fughe che pareva il "Fiandre", berci e fischi alle fìe per strada, rischio infarto sulla salita del Serravalle per stare dietro a una fìa in bici da corsa con un culo (la fìa, non la bici) da schianto, primi cedimenti ed ancora f

Una giornata spesa bene.
Ir vostro irbix
mercoledì 23 giugno 2010
venerdì 30 aprile 2010
mercoledì 21 aprile 2010
venerdì 16 aprile 2010
giovedì 15 aprile 2010
mercoledì 31 marzo 2010
Primavera ciclistica brilla nell'aria e sui divani esulta...

Sia per i cicloamatorturisti seri sia per quelli laringo-tracheali (nel senso del russare) dei lunghi pomeriggi sul divano in fondo al rettilineo, pubblichiamo l'elenco degli appuntamenti ciclo-televisivi di aprile.
Noi Cicloamorosi non abbiamo più un calendario di appuntamenti mensile, ormai l'unica cosa che ricorre è il ritrovo della Schiuma. Ci si può rimettere l'orologio, almeno ogni 15 giorni ci riuniamo e partoriamo idee ed imprese; oltre i barriti faringei e le flatulenze c'è di più.
Quanto a pedalare... la sella può attendere: che DIVANO SIA!!!
Date aprile Competizione
31/3-5 Settimana Ciclistica Lombarda
3 Gran Premio Miguel Indurain
4 Giro delle Fiandre
5-10 Giro dei Paesi Baschi
6 Circuit Cycliste Sarthe
7 Scheldeprijs
7-11 Volta ao Alentejo em Bicicleta
8 Grand Prix Cerami
11 Parigi-Roubaix
11 Klasika Primavera
11-18 Presidential Cycling Tour of Turkey
13 Paris-Camembert
14 De Brabantse Pijl - La Flèche Brabançonne
14-18 Vuelta a Castilla y Leon
18 Amstel Gold Race
20-23 Giro del Trentino
21 Freccia-Vallone
25 Liegi-Bastogne-Liegi
25 Giro dell'Appennino
27-2/5 Giro di Romandia
martedì 23 febbraio 2010
il trenino di vallombrosa

ricerche sul trenino
IL TRENINO DI VALLOMBROSA
Viaggiando in treno verso Roma vi sarà capitato di osservare, in velocità, la stazione di Sant' Ellero (posta fra le stazioni di Pontassieve e Rignano), con il suo aspetto di ispirazione alpina. Questa particolarità ha una sua evidente ragione che ora andrò a spiegare. In tempi andati si poteva raggiungere Vallombrosa, posta a 955 metri di altezza, distante trenta chilometri da Firenze, unicamente con delle carrozze a cavalli. Il viaggio durava dalle quattro/cinque ore e solo pochi fortunati privilegiati potevano permetterselo. Finché un giorno l'ingegnere svizzero conte Giuseppe Telfener, durante un periodo di vacanza a Vallombrosa, estasiato dal panorama decise di dare fondo al suo capitale per realizzare lì una stazione di soggiorno estivo e nello stesso tempo trovare il modo di far affluire i turisti in tempi più brevi. Pensò così di creare una ferrovia a scartamento ridotto, a cremagliera, che dalla stazione di Sant'Ellero giungesse fino al Saltino, località posta a quota 957 metri di altezza, poco distante da Vallombrosa. L'ingegnere lavorò personalmente al progetto che presentò alle Autorità competenti nel novembre del 1891, subito fu approvato con un finanziamento di tremila lire al chilometro. I lavori iniziarono il 23 maggio 1892 e finirono il 20 settembre dello stesso anno e, dopo 5 giorni, il 25 settembre la linea fu inaugurata. Le rotaie erano a scartamento ridotto e per superare alcuni tratti al 22% , la locomotiva doveva usufruire della cremagliera, dove la ruota media della stessa ingranava su un terzo binario, posto al centro delle rotaie, completamente dentato. Per prima cosa l'ingegnere Telfener cambiò l'aspetto della stazione di Sant'Ellero, che era poco più di una capanna, trasformandola in una di stile svizzero, quasi una firma della sua provenienza. Da questa stazione (110m s.l.m), il trenino iniziava il suo percorso di otto chilometri, percorrendo l'ultimo tratto tra querce e castagni terminando infine la sua corsa nella stazione di Saltino. In estate venivano effettuati tre corse di treni andata - ritorno. Il viaggio durava solo 57 minuti. Una conquista, rispetto alle 4-5 ore di un tempo. Il materiale di trazione a disposizione era formato da tre locomotive a due assi, costruite dalla casa americana Baldwin di Filadelfia, a caldaia inclinata, costruita a tale scopo per avere il livello dell'acqua sempre costante, come se il percorso fosse stato in pianura; il materiale utilizzato era costituito da quattro carrozze. D'estate si usavano quelle a giardiniera (scoperte) della capacità di cinquantasei posti a sedere, mentre d'inverno, veniva impiegato un carro bagagliaio provvisto di un piccolo scompartimento dove potevano, data la scarsa affluenza invernale, prendere posto dieci persone, compreso il capotreno che doveva controllare il percorso del trenino . Per il ritorno, in discesa, era il macchinista che aveva tale compito. Comunque tutti i treni erano composti dalla locomotiva e da una sola carrozza e, talvolta, da un carro merci. Il trenino circolò dal 25 Settembre 1892 fino all'ultima corsa effettuata, dopo trentadue anni, il 18 Aprile 1924. Della ferrovia sono rimaste solo alcune tracce e per chi volesse riscoprirle può ripercorrere a piedi il suo percorso senza però, ahimè, poter provare il fascino del trenino sbuffante di un tempo, che la civiltà dei consumi ha messo nel conto delle sue distruzioni.















